Numero 32, 15 luglio 2022

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PILLOLE

 

Vivere a Genova, secondo il Sole 24 Ore

Festival dell’Economia di Trento giugno 2022. Tema la qualità della vita. Da Il Sole 24 ore. Genova al quint’ultimo posto su 108 (male tutta la Liguria). I motivi: mancanza di trasporti dedicati per scuole, di aree sportive, di imprese di e-commerce, di offerte culturali, di opportunità di lavoro, di affitti cari, e via di questo passo, con conseguente fuga verso città e paesi più accoglienti. Ma stanno male anche gli anziani, per assistenze domiciliari e per infermerie geriatriche sotto dimensionate, per mancanza di parchi e giardini salubri e l’elenco potrebbe continuare. Questa è la provincia e la città da anni governata con false promesse e falsi dati. I millenials genovesi potrebbero cambiare questo stato di cose ma, emigrando per necessità, Genova continuerà ad annegare tra tronfi proclami.

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L’uso indebito dell’allerta meteo di amministratori menefreghisti

27 giugno 2022: allerta codice giallo per tutta la Liguria. Significato: domani possono verificarsi

fenomeni intensi localmente pericolosi. E il 28 infatti a Genova si scatena…qualche goccia di pioggia. Lo stato di allerta è deciso dalla rete regionale dei centri funzionali che poi convergono in quello nazionale e i comuni diramano l’allerta. Un codice verde significa: non sono previsti fenomeni intensi e pericolosi. Non che non piova. E allora perché per un po’ di acquerugiola (esagero, ma è sotto l’occhio di tutti) viene emanata l’allerta? Semplice: per pararsi il cosiddetto. Così se succede qualcosa, possono sempre dire “l’avevamo detto”. Il solito “al lupo al lupo” cui non crede più nessuno. Tanto di vera prevenzione e sicurezza ai nostri amministratori non gliene può fregar de meno.

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Galliera: l’ospedale più caro al mondo?

In gergo si chiamano slapstick, ossia la gag alla Ridolini torte in faccia e cadute ridicole. Un po’ il genere cinematografico in cui eccellono i geni amministrativi genovesi quando provano a indire aste per condurre a termine i loro progetti mirabolanti. Tutte andate regolarmente deserte. Si tratti della diga foranea come dello sventramento dell’ospedale Galliera, il record della risata applicata alla sanità: 15 anni! Ora è in arrivo a Carignano un altro finanziamento di 33 milioni per varare un bando di oltre 200, ridurre di due piani la struttura (e 2/3 dei posti letto) e creare un parcheggio da 431 posti auto. Toti ha dichiarato che il progetto di smantellare il Galliera resta prioritario e il geniale manager Zampini assicura che il nuovofinanziamento attirerà orde di privati.

                                                                               

Articoli di Simona Argentieri, Lucio Baccaro, Rosi Braidotti, Luciano Canfora, Sergio Cofferati, Furio Colombo, Nando Dalla Chiesa, Maurizio De Giovanni, Erri De Luca, Domenico De Masi, Alessandro Gilioli, Włodek Goldkorn, Nicola Lagioia, Gad Lerner, Valerio Magrelli, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Francesco “Pancho” Pardi, Pierfranco Pellizzetti, Norma Rangeri, Carlo Rovelli, Cinzia Sciuto, Giuliana Sgrena, Pierluigi Sullo. Ad arricchire il volume saggi di Paolo Flores d’Arcais, Giovanni Savino, Mischa Gabowitsch e Mario Barbati.

 

EDITORIALI

Riflettendo sul centenario della scomparsa di Vilfredo Pareto, nostro conterraneo d’origine, il professor Alessandro Cavalli pone domande che riguardano anche l’emigrazione dei nostri giovani migliori

Il concetto di élite è applicabile a chi governa la Liguria?

Nell'anno venturo, 2023, ricorrerà il centenario della morte di Vilfredo Pareto. Chi sa se potrà essere l'occasione per riprendere alcuni temi centrali del suo pensiero? In particolare la sua riflessione sulla “circolazione delle élite”. È un tema che la sociologia, e non solo quella italiana, ha largamente trascurato da diversi anni. Molti sociologi hanno una tendenza, intrinseca alle ragioni che hanno magari inconsapevolmente guidato la loro scelta professionale, ad occuparsi, dei derelitti, degli sconfitti, delle vittime, dei poveretti e degli sfortunati (gli sfigati, nel linguaggio corrente). Guardano istintivamente verso il basso, raramente verso l'alto, se non per denunciarne i privilegi di chi occupa i piani alti. Pareto, da buon conservatore, era convinto che per comandare bisogna avere dei talenti particolari, degli istinti quasi animaleschi, e infatti parla della furbizia delle volpi e della forza dei leoni. Nel suo linguaggio un po' esoterico le volpi sono dotate di una sorta di istinto delle combinazioni mentre i leoni sono animati dall'istinto della persistenza degli aggregati. Questi istinti (lui li chiama in verità “residui”) che servono per comandare, sono piuttosto rari, ma sono distribuiti abbastanza casualmente in una popolazione, grosso modo in proporzioni analoghe nelle classi alte così come nelle classi basse. Le classi alte dovrebbero fare in modo di cooptare i potenziali leader che nascono nelle classi più basse, perché, se si accumulano nelle classi basse, alla lunga potrebbero anche fomentare rivolte e rivoluzioni. Questa è, ridotta all'osso, quella che Pareto chiama “circolazione delle élite”. Le élite che trasferiscono il loro potere (e le loro ricchezze) solo ai propri discendenti senza accertarsi se questi siano veramente all'altezza (siano cioè dotati degli istinti giusti per comandare), rischiano molto. Devono fare un po' di spazio anche ai potenziali leader che vengono dal basso altrimenti prima o poi questi potrebbero diventare una minaccia per la stabilità del loro potere. In breve, la “riproduzione delle élite” deve lasciare il passo alla “circolazione delle élite”. In un linguaggio un po' più moderno, potremmo dire che un certo grado di “mobilità sociale”, che consenta ai talenti provenienti dalle classi inferiori di salire ai livelli superiori, è indispensabile per garantire un livello adeguato di “stabilità sociale”, o come si usa dire oggi, di “coesione sociale”. Venendo all'oggi, poiché la mobilità sociale è legata alla crescita, molti segnali ci dicono che il suo rallentamento ha bloccato anche la mobilità sociale e, se Pareto ha ragione, dovremmo incominciare a preoccuparci.

Pareto ragiona in astratto, non fa riferimento a nessuna società concreta del suo tempo. In particolare, allora non si è occupato del fatto che la “circolazione” avviene anche tra società locali, tra società a livello nazionale e internazionale. Cioè, anche le élite migrano, ad esempio le figlie e i figli delle élite liguri, si trasferiscono a Milano, a Francoforte, a Parigi, a Berlino a Londra e magari anche a New York. Per fare solo un esempio, quale è la frazione della classe dirigente milanese che ha origini liguri? Oppure, quale è stato il contributo dei meridionali alla formazione delle classi dirigenti del Nord? E quali conseguenze hanno prodotto queste forme di “circolazione” sul rinnovamento o sulla persistenza delle classi dirigenti genovesi, liguri o meridionali? C'è qualche collega che vuole cercare di rispondere a queste domande?

Alessandro Cavalli

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A che tipo di sviluppo locale pensa il sindaco visionario di Genova?

Marco Bucci, il trionfatore della politica genovese dopo che gli è apparsa nel cielo la scritta “vai e fai”, non intende condividere con chicchessia i meriti della “miracolosa” (secondo retorica mediatica) edificazione del nuovo ponte post-Morandi sul Polcevera. Attualmente l’unica realizzazione di cui esista traccia a seguito della sua divina consacrazione al fare. Difatti dichiara aMaurizio Belpietro (La Verità del 20 giugno): “Se fosse per Pd e M5S non ci sarebbe il nuovo ponte autostradale”. Tanto da beccarsi la replica di Marco Travaglio (il Fatto Quotidiano, 27 giugno): “Il nuovo ponte di Genova fu deliberato e finanziato dal governo Conte-2 (M5S-Pd), che nominò commissario un certo Bucci”.

Ma il forzato del fare non si arresta davanti a queste quisquiglie e prosegue nella sua missione insonne. Semmai non è chiaro dove questo “fare” intenda andare a parare

Il viadotto sghimbescio di Renzo Piano

 Quale idea di sviluppo cittadino prenda forma nella mente imperscrutabile del nostro sindaco. In altri tempi qualche “dritta” la potevi ottenere dall’ex assessore Giancarlo Vinacci, impegnato a distillare dal suo conclamato curriculum di grande finanziere internazionale una ricetta ispirata all’immortale insegnamento di Flavio Briatore: trasformare la costa ligure nella copia di Porto Cervo per habitué di raffinati locali per nulla ostentativi e mai cafoni alla Billionaire, allo scopo di attirare sulle fragili sponde di Liguria le devastazioni a mezzo petroldollari sauditi e rubli di oligarchi russi. Se proprio lo vogliamo dire, il modello tra Las Vegas (l’apoteosi del fasullo) e Hollywood (gli ingannevoli red carpet divistici) non si sa quanto inoculabile nella ritrosa bellezza del nostro paesaggio. Del resto già sufficientemente cementificato.

Di fatto questi posseduti dalla febbre del fare non riescono a discostarsi da un’idea di pura mercificazione (oltre al paesaggio, la sanità) come leva per il rilancio territoriale che crei vantaggi competitivi e nuova/buona occupazione. Dunque, niente ricerca e sviluppo, niente impresa innovativa, niente valorizzazione delle specializzazioni metabolizzabili dallo spirito del luogo.

Solo trovate, in puro stile meneghino/brianzolo, ispirate a un’americanizzazione da barzelletta tipo Drive In. Con esempi che nella loro pochezza di idee dimostrano il filo di continuità tra questa destra di Bucci & Toti e quella che fu la sedicente sinistra al governo con Burlando. Sempre le stesse prospettive da parvenu mezzacalzetta. Esattamente vent’anni fa la preziosa area Ansaldo alla Fiumara trovò una nuova collocazione d’uso come cattedrale del consumo nella peggiore imitazione del modello Orio al Serio, a sua volta ricalcato su quello States che – come ha scritto il sociologo George Ritzer – pretende di “dare significato alla vita in una società definita dal consumo”.

L’intrattenimento come fashion&food; in altre parole straccetti firmati e insapori polpette.

La risposta della destra a questo scempio è arrivata da qualche giorno con lo sventramento di corso Sardegna e la creazione di un presunto giardino pubblico che è soltanto una Fiumara 2. Con un di più contraddittorio: dopo le tante polemiche di questa amministrazione contro il dilagare a Genova del cibo etnico (kebab e cinese), nel nuovo “luogo astratto” che ha creato imperversano sushi, tacos e l’immancabile hamburger del cowboy. Al posto di trofie al pesto e verdure ripiene. “That’s America, that’s all right” (Nando Mericoni, un americano a Roma).

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La redazione de “La Voce del Circolo Pertini”

Danilo Bruno, Nicola Caprioni, Daniela Cassini, Angelo Ciani, Mauro Giampaoli, Michele Marchesiello, Carlo A. Martigli, Pierfranco Pellizzetti, Getto Viarengo.

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Hanno scritto per noi:

Andrea Agostini, Marco Aime, Franco Astengo, Enzo Barnabà, Maddalena Bartolini, Giorgio Beretta, Marco Bersani, Sandro Bertagna, Pierluigi Biagioni, Pieraldo Canessa, Alessandro Cavalli, Roberto Centi, Riccardo Degl’Innocenti, Battistina Dellepiane, Egildo Derchi, Marco De Silva, Monica Faridone, Erminia Federico, Maura Galli, Luca Garibaldi, Luca Gazzano, Valerio Gennaro, Antonio Gozzi, Roberto Guarino, Monica Lanfranco, Maddalena Leali, Giuseppe Pippo Marcenaro, Antonella Marras, Fioriana Mastrandrea, Maurizio Michelini, Anna Maria Pagano, Paola Panzera, Marianna Pederzolli, Roberta Piazzi, Enrico Pignone, Bruno Piotti, Paolo Putrino, Bernardo Ratti, Ferruccio Sansa, Carla Scarsi, Sergio Schintu, Mauro Solari, Piera Sommovigo, Giovanni Spalla, Angelo Spanò, Gianfranco Tripodo, Gianmarco Veruggio, Moreno Veschi.

POSTA

 

Riceviamo da una nostra lettrice questo simpatico testo che sta girando nel web

Ecco i motivi per cui è bello essere liguri:

  1. Avere mari e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno;
  2. Non conoscere il concetto di nebbia;
  3. La focaccia calda a tutte le ore;
  4. La cucina ligure, che riesce a essere a essere ricca con quasi niente;
  5. “Belin”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare;
  6. Le fessure blu cobalto del cielo tra le case dei caruggi;
  7. La colazione alla ligure con la fugassa pucciata nel caffelatte;
  8. Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde;
  9. Un gatto che scruta il mondo dalla fessura di una persiana verde;
  10. Poter fare il bagno in mare ad ottobre come se fosse la cosa più normale del mondo;
  11. Il “pesto”, che ci offendiamo se altri lo copiano, anche se sappiamo benissimo che oramai lo fanno cani e porci;
  12. Salire in 10 minuti per “bricchi” e trovarsi fuori dal mondo;
  13. Salire in 10 minuti per “bricchi” e trovarsi dentro una calda osteria;
  14. I veri liguri… quelli che “una parola è poco, ma due sono già troppo”;
  15. I veri liguri, così “chiusi” e così grandi di cuore;
  16. Sentire i nostri vecchi parlare in dialetto e riuscire a capire quello che dicono (più o meno);
  17. Tirare fuori il cappotto dall’armadio solo poche settimane all’anno;
  18. Prendere in giro i “padani” per le code che devono sorbirsi in autostrada per raggiungerci:
  19. La spruzzata di neve a gennaio che paralizza la città e fa subito chiudere le scuole di ogni ordine e grado nemmeno vivessimo al Polo Nord;
  20. Il “mugugno”, che almeno questo non costa nulla;
  21. Il “mugugno” che è diventato il nostro sport preferito;
  22. Il misto “torte di verdura” servito in trattoria;
  23. La “farinata”, semplicemente geniale!
  24. Ammirare la città dall’alto quando si torna a casa con l’aereo;
  25. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno e mugugnare che “fa freddo”:
  26. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno, arrivare a 20 gradi a mezzogiorno e mugugnare che “fa caldo”;
  27. Trovarsi in qualunque punto della nostra città e pensare che viviamo nella città più bella del Mondo, anche quando per mille motivi ci fa “arraggià” (arrabbiare).

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                                                                                                  Riceviamo dalla Presidenza del Circolo Pertini

                                                                                                             

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Il nostro redattore Mauro Giampaoli ci trasmette questo documento su una grave vicenda a Ponente (e non solo) di cui La Voce aveva iniziato a dare conto già nello scorso numero.

A proposito delle dimissioni del Dr. Falco: “Fuori un manager, se ne fa un altro”

La questione della privatizzazione dell’ospedale Saint Charles di Bordighera continua ad essere al centro del dibattito pubblico. Da quanto si apprende, dopo le dimissioni del Dr. Falco, la Giunta regionale ha approvato una delibera che recepisce il contratto di privatizzazione come ratificato in sede tecnica; un atto vincolante per l’Asl 1, che sarà tenuta a firmare l’affidamento della struttura ospedaliera.  Ergo, chiunque sarà chiamato a ricoprire l’incarico di Direttore Generale sarà obbligato a sottoscrivere comunque il passaggio del Saint Charles all’Istituto ICLAS di Rapallo (Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità) che fa parte del gruppo GVM Care & Research. Risulta evidente che le recenti dimissioni del Dr Falco, formalmente attribuite a motivi personali, siano invece avvenute per la diversità di vedute con la Regione sulla ‘destinazione’ del Saint Charles.

Non sfugge che due mesi fa infatti il manager aveva stoppato l’affidamento al colosso sanitario italiano, dichiarando la sua contrarietà per la mancanza dei requisiti. Secondo Falco nella trattativa erano emerse troppe inadempienze nella bozza di contratto: non era previsto un numero adeguato di medici per tutta la struttura che dovrebbe avere 119 posti letto, non veniva rispettata l’organizzazione del lavoro e l’organico medico era considerato insufficiente. Sulla pratica, passata in mano agli avvocati della Asl 1, della Regione e del gruppo acquirente, per la quale è stata trovata un’intesa per la privatizzazione, si sa poco, anche perché la Regione non rende noti i documenti del processo di affidamento, in spregio alle regole di trasparenza e partecipazione che dovrebbero governare la pubblica amministrazione. Quali siano, fra l’altro, i reparti e i servizi che verranno ripristinati affinché l’attuale Punto di Primo Intervento possa diventare veramente un Pronto Soccorso, non è dato saperlo; e si tratta di un nodo cruciale del contratto, su cui i Sindaci e le comunità del territorio non intendono rinunciare. Pur riconoscendo in questo frangente la ‘postura professionale’ del Dr. Falco, è legittimo pensare che un manager di tale esperienza, ai vertici Asl da anni, abbia valutato accuratamente i rischi dell’operazione, rendendo ancora più evidente la gravità dell’ingerenza della Regione.

Le decisioni prese altrove non soddisfano le necessità territoriali. L’accentramento delle decisioni in A.Li.Sa. (Agenzia Ligure Sanitaria) e il loro affidamento a strapagati manager non sta risolvendo i problemi, anche economico finanziari, della sanità ligure. È necessario ridare il ruolo corretto alle Conferenze dei Sindaci, aprendole all’apporto dell’attivismo civico locale.

L’emergenza Covid-19 non ancora conclusa ha mostrato tutti i limiti di una gestione che paga vent’anni di tagli e privatizzazioni. La sanità pubblica non va messa “a sistema” con la sanità privata, il cui ruolo e interazione con la sanità pubblica va interamente ripensato; in base a un modello improntato alla solidarietà e alle relazioni umane. Senza spirito di concorrenza.

Ancora una volta ci pare invece che il progetto attuato dalla Regione sia basato su una logica aziendalistica, che concede sempre più spazi alla sanità privata, in un contesto che viene definito competitivo, ma che invece è sempre a vantaggio del privato che ha ben poche regole, se non quelle del profitto.

A,I.F.O. Imperia, Ass. Popoli in Arte ODV Sanremo, Attac Imperia, Cittadinanzattiva Imperia, Gruppo Teatrale l’Attrito, Marina Moretti, Non Una Di Meno Ponente Ligure, Società della cura

FATTI DI LIGURIA

 

I tre cappelli di Bucci e il mostro istituzionale che ha vinto

Eh sì, noi abbiamo un primo cittadino tri-cappelluto: ha il copricapo da sindaco, quello da presidente della città metropolitana e ultimo, ma certo il preferito, quello da commissario (gli ha già reso 100.000 euro all'anno, che lui proprio non voleva, ma l'hanno obbligato ad accettarli, a noi non succederà mai, ma si sa, ci sono i migliori e i migliori dei migliori). Ora il sindaco che si presenta per una nuova candidatura ha deciso a differenza del suo collega Sala di Milano, di tenersi tutti e tre i cappelli, in particolare quello più remunerato di commissario. Purtroppo per gli ingenui la carica di commissario è incompatibile per la legge italiana con altre cariche istituzionali e infatti il commissario Sala si è prontamente dimesso prima di candidarsi a sindaco di Milano. Ma lui no. Lui dice che ha chiesto dei pareri autorevoli, che lo hanno confermato nella sua volontà di non dimettersi. Peccato che come al solito il sindaco parla, ma non fa vedere i documenti. La cosa è abituale per il nostro tri-capelluto sindaco, ma la responsabilità dei suoi ignoti consulenti sono molto grosse. Se come è prevedibile e giuridicamente inoppugnabile qualcuno farà ricorso per una elezione ritenuta illegittima (e io lo farò certamente), se i giudici confermeranno il dettato della legge ci ritroveremo con un consiglio appena eletto sciolto, un gravissimo danno patrimoniale di cui i consulenti del sindaco se esistono (cosa di cui io dubito seriamente) dovranno rendere conto, e un mostro giuridico di cui prefettura, governo e procura dovranno rispondere nelle opportune sedi. Ci troveremo con comune e città metropolitana in mano ai commissari prefettizi, che per salvaguardare il bilancio dovranno aumentare le tariffe di tutti i servizi e con un commissario pieno di soldi per le grandi opere in previsione, senza nessun organo istituzionale sul territorio in grado di indirizzare e controllare le scelte del commissario e dei suoi consulenti. Un preannuncio di una svolta istituzionale in Italia. E se fosse proprio questo l'obbiettivo del sindaco tri-cappelluto e di coloro che lo sostengono? Ormai in Italia con un parlamento eletto con una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale e una sequela di presidenti del Consiglio eletti senza alcuna validazione dei cittadini, che hanno governato con leggi e poteri d'emergenza, è giunto il momento dei commissari sindaci? È questo che ci promette il metodo Genova?

Andrea Agostini


Numero 31, 30 giugno 2022

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PILLOLE

Bucci al Giro d’Italia

Giro d’Italia, finalmente a Genova dopo ben sette anni. Che bella notizia, così mezza Italia e mezza

Bucci: il giro passerà sul ponte San Giorgio

Europa hanno potuto vedere le bellezze di Genova? Mah, veramente hanno visto gente (poca) a guardare i ciclisti, e meno male che non hanno sentito gli improperi degli scooteristi e degli automobilisti costretti a gimkane inenarrabili per raggiungere luoghi altrimenti vicini. Ma la cosa più vergognosa è stata lo sfruttamento del ponte Piano (ex Morandi): una passerella ignobile (oltretutto bloccando l’autostrada), sfruttando la morte di quarantatre persone, e con il parere assolutamente contrario dei familiari delle vittime. Ma il sindaco, in fase di rielezione, non poteva farsi sfuggire l’occasione, e ha voluto fortemente questa kermesse calpestando emozioni, ricordi e dignità.

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Toti e la sanità elettorale a invito

La destra di governo - in Liguria come in altre realtà - ormai mescola in maniera inscindibile attività amministrativa e propaganda politica. Contro ogni principio liberale e senza alcun scrupolo Nelle scorse settimane sono stati affissi in tutta la Liguria manifesti che annunciano pomposamente “Tour sanità 2022 – Dagli ospedali al territorio, cura eccellenze, innovazione”. Un errore già dal titolo, perché mette al centro l’ospedale, non il territorio. Curiosamente i convegni sono a invito. Quindi medici, infermieri, associazioni, sindacati e altri, non possono partecipare. Cui si aggiunge la coincidenza delle date: solo due convegni previsti prima delle elezioni del 12 giugno. Dove? Nelle due città dove si votava: Genova e La Spezia. Appunto, propaganda con i soldi nostri.

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È l’ora delle dimissioni nel Ponente

Nei giorni scorsi a Ventimiglia la Lega ha aperto la crisi politica interna al centrodestra sulla questione migranti e “la gestione arrogante del sindaco despota”, formalizzando le dimissioni trasversali dei consiglieri: giunta che cade ma anche fine dell’era Scullino. Intanto, in apparenza per motivi personali, ha rassegnato le dimissioni anche il direttore generale di ASL1 Silvio Falco, sebbene si possa pensare che queste dipendano da diversità di vedute con il Presidente Toti, con delega alla sanità, sulla privatizzazione dell’ospedale Saint Charles di Bordighera. Infatti due mesi fa il manager aveva stoppato l’affidamento al colosso romagnolo Iclas, dichiarandone la mancanza di requisiti e mostrando una postura professionale non scontata. A quando la fine dell’era Toti?

EDITORIALI

 Cordoglio per la dipartita di CARIGE

Autorizzato da Bce, giunge a buon fine l’assorbimento nel conglomerato emiliano Biper del fu esclusivo braccio finanziario di Liguria: Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, poi Banca Carige.

Per buona parte del dopoguerra, la vera cattedrale del potere locale, a lungo tavianea con i fidi yes-men bancari del city-boss (i DC, Gianni Dagnino e Leonardo Ladisa); cui fece seguito, al tramonto del regno di Taviani, la singolare operazione di manager buyout nelle modalità one man show: l’ascesa solitaria al vertice dell’istituto di Giovanni Berneschi, detto “Paganini” per la chioma fluente che lo faceva somigliare alla gloria violinistica locale. Acconciatura insolita rispetto al canonico look del banchiere, retaggio (insieme a un forte accento tipo Gilberto Govi) delle origini sociali di quel ragazzo, leva 1937, nato in un quartiere popolare della periferia genovese e sceso nella city a vent’anni, grazie all’assunzione quale impiegato amministrativo. Il suo unico impiego, per oltre mezzo secolo, in quella banca dove percorrerà l’intera scalata gerarchica: 1979 condirettore, amministratore delegato nel 2000, presidente nel 2003 (fino al 2013). Ormai libero da controlli Berneschi tesse reti protettive e distribuendo favori. Compresa la politica, con l’accortezza che gli amministratori dei partiti finanziati devono sottoscrivere fideiussioni personali che li rendono estremamente malleabili.


baci

Il modello organizzativo del sistema di potere affaristico derivato è quello delle cordate di prestanome che agiscano per conto del boss senza farlo figurare direttamente. Come evidenzieranno le indagini della magistratura avviate nel momento in cui inizierà il declino dei “quattro B” (Berneschi, Burlando e i cardinali Bertone e Bagnasco) dominatori di Genova tra fine del XX e inizio del XXI secolo; soliti scambiarsi regaletti simbolici: quelli di Berneschi a Tarcisio Bertone ((300 mila Euro alla Lux Vida per i dvd della fiction La Bibbia, 90 mila per le stole dei vescovi); il dono di Burlando ad Angelo Bagnasco del posto di Regione Liguria nel CdA di Fondazione Carige. Mentre di ben altra entità risultano i business del banchiere; come la truffa di 22 milioni di euro a danno di Carige Vita, che lo porteranno a patteggiare una pena di 2 anni e 10 mesi oltre alla confisca di 21,9 milioni.

e abbracci

 Il crollo di un sistema di potere di cui si parlava da tempo ma che mantenne a lungo uno status di intoccabilità anche presso il Tribunale di Genova. Guarda caso svegliatosi appena Berneschi divenne “toccabile” nella rissa con l’altro potente speculare: il presidente di Fondazione Carige, l’industriale dolciario Flavio Repetto. Indebolimento reciproco quale via libera alle indagini, comprese quelle giornalistiche della stampa locale, per decenni in ginocchio davanti ai potentati. Una subalternità dell’informazione perdurante anche nella fase di transizione del dopo Berneschi, quando famiglia Malacalza tentò di impadronirsi della banca. Scalata finita a carte bollate e richieste di risarcimenti milionari, avanzate dalla Malacalza Investimenti e subito respinte dal tribunale. Una pochade che non ha impedito a un “intemerato fustigatore dei potenti” quale Massimo Minella de la Repubblica – di pubblicare un articolo ditirambico del già poeta di corte nella Arcore berlusconiana Sandro Bondi, in cui invitava i liguri a manifestare la propria riconoscenza verso i Malacalza salvatori della banca. Guarda caso in pieno marasma di perdite e svalutazioni.

Episodio grottesco che spiega la triste sorte di Carige in mano ai saccheggiatori. Mentre chi avrebbe dovuto controllare preferiva distogliere lo sguardo o intestarsi benemerenze velinare.

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C’era un tempo la Liguria “rossa”, ligia ai principi democratici

Sono passati solo 10 anni da quando Marco Doria a Genova e Massimo Federici alla Spezia vincevano trionfalmente le elezioni comunali. Da allora i risultati del voto sono profondamente cambiati.

Un primo dato che colpisce è l’affluenza. La Liguria è sempre stata una zona dove la percentuale di votanti raggiungeva i primi posti delle graduatorie nazionali. In questa tornata elettorale la percentuale votanti italiana è stata del 54,79%, alla Spezia del 50,43% e a Genova del 44,14.

Da dove arriva l’astensione? Il quesito che si dovrà porre chi tenti di analizzare il voto. In un paese che per molti anni ha mantenuto livelli di partecipazione tra i più elevati al mondo; oltre il 90%.

Una spiegazione è da ricercarsi nella sfiducia delle classi popolari. Vessate nei loro interessi quotidiani. In Italia si è bloccato ogni ascensore sociale che consentiva anche ai figli di classi meno abbienti di migliorare significativamente le proprie condizioni. In 30 anni è stata gravemente intaccata la riforma sanitaria a danno dei più poveri, le pensioni sono state riformate in peggio, la scuola è lasciata in condizioni precarie e spesso disagevoli. Non si parli del trasporto pubblico, degli attacchi al potere d’acquisto, ora che l’inflazione ricomincia a correre e salari e pensioni non presentano adeguamenti automatici come in molti paesi. Pensiamo al diffondersi di insicurezza sul lavoro, con un’abnorme estensione del precariato e l’incertezza del domani per i giovani. È l’effetto del liberismo, da cui le sinistre non sono riuscite a mettere al riparo le classi popolari.

Venendo al voto. Bucci è eletto al primo turno col 55%, nel 2017 aveva ottenuto il 38,80%. Registra quindi un saldo positivo del 17% in più. Tra i partiti che lo sostengono Fratelli d’Italia col 9,3% (2017 – 5,28%) supera la Lega, ferma al 6,8%. (2017 – 12,95%). FdI recupera in parte quanto perso dalla Lega, circa un 4%, manca all’appello un 2%, andato probabilmente alla lista civica di Bucci (9,76%). Nel 2012 la destra si presentò divisa. Vinai (PdL) ottenne il 12, 68% e Rixi (Lega) il 4,70%.

Vediamo ora la dinamica del centro sinistra a Genova e La Spezia:

GENOVA                     Comunali 2012       Comunali 2017         Politiche 2018         Comunali 2022 %

PD

5Stelle

Lega

FdI

FI

23,26

14,90

12,95

5,28

12,68

19,83

18,07

9,76

5,28

8,08

20,50

32,82

19,01

3,45

9,61

21,00

4,40

6,88

9,03

380

LA SPEZIA                   Comunali 2012       Comunali 2017         Politiche 2018         Comunali 2022 %

PD

5Stelle

Lega

FdI

FI

27,20

10,37

-

-

12,24

15,30

8,80

9,28

13,90 (con FdI)

13,90 (con FdI)

20.68

29,53

9,61

3,63

11,71

17,11

1,99

7,94

9,77

2,12

Se il PD a Genova con un po’ di fatica si mantiene su livelli nazionali, alla Spezia, un tempo roccaforte storica del PCI e dei suoi successori, scende nettamente sotto un modesto 17,11%, ben 10 punti in meno del 2012 e poco sopra il 2017, quando però si presentavano ben 5 liste di area (Forcieri, Melley, Lombardi, Ruggia, ecc.).

Il problema del centrosinistra locale appare più grave: se il PD nazionale ha mediamente un risultato non buono, ma soddisfacente, a Genova, per la storia politica della città sembra poco; alla Spezia, storica roccaforte rossa, il risultato appare negativo. Ancor peggio è il problema delle alleanze. I 5 Stelle sono distrutti da questa tornata elettorale e sorge il sospetto che si tratti di un partito in estinzione. Alla Spezia il risultato è ancora peggiore: sotto al 2% e senza neppure un consigliere comunale. Qualche interrogativo sull’alleanza con questa formazione andrà pur posto.

Nel centrodestra si accentua la marginalizzazione di Forza Italia, forse destinata a non sopravvivere al proprio ultraottuagenario leader, e il feroce ridimensionamento della Lega, recuperato solo parzialmente dal travaso in FdI. Colpisce invece il successo delle liste civiche dei sindaci, che diventano egemoni e sono in grado di riequilibrare le forze in seno al centrodestra.

Andrea Orlando arringa le masse di Spezia

Si apre un problema serio di personale politico e di efficacia delle strutture politiche. È evidente che il modello del “partito liquido” di opinione è più congeniale alla destra che non alla pallida sinistra; altrettanto drammatico appare il problema del personale politico. Se pensiamo alla candidatura del centrosinistra alle ultime regionali con Sansa, quella al comune di Genova con Dello Strologo, troviamo persone per bene ma prive di appeal e di feeling con i cittadini. Alla Spezia il discorso è diverso. Dopo aver bruciato decine di possibili candidati, solo in extremis è saltato fuori il nome di Piera Sommovigo: persona valida e di indubbie capacità, messa in pista solo all’ultimo minuto, nell’impossibilità di fare una campagna elettorale adeguata.

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La redazione de “La Voce del Circolo Pertini”

Danilo Bruno, Nicola Caprioni, Daniela Cassini, Angelo Ciani, Mauro Giampaoli, Michele Marchesiello, Carlo A. Martigli, Pierfranco Pellizzetti, Getto Viarengo.

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Hanno scritto per noi:

Andrea Agostini, Marco Aime, Franco Astengo, Enzo Barnabà, Maddalena Bartolini, Giorgio Beretta, Marco Bersani, Sandro Bertagna, Pierluigi Biagioni, Pieraldo Canessa, Alessandro Cavalli, Roberto Centi, Riccardo Degl’Innocenti, Battistina Dellepiane, Egildo Derchi, Marco De Silva, Monica Faridone, Erminia Federico, Maura Galli, Luca Garibaldi, Luca Gazzano, Valerio Gennaro, Antonio Gozzi, Roberto Guarino, Monica Lanfranco, Maddalena Leali, Giuseppe Pippo Marcenaro, Antonella Marras, Fioriana Mastrandrea, Maurizio Michelini, Anna Maria Pagano, Paola Panzera, Marianna Pederzolli, Roberta Piazzi, Enrico Pignone, Bruno Piotti, Paolo Putrino, Bernardo Ratti, Ferruccio Sansa, Carla Scarsi, Sergio Schintu, Mauro Solari, Piera Sommovigo, Giovanni Spalla, Angelo Spanò, Gianfranco Tripodo, Gianmarco Veruggio, Moreno Veschi.

POSTA

 Riceviamo dalla Presidenza del Circolo Pertini:

Un giacobino arcolano vicepresidente della Repubblica ligure

Il Circolo Pertini ha organizzato nel comune di Arcola (SP) un convegno dedicato a Marco Antonio Federici, conte di Lavagna e vice conte di Sestri Levante, cittadino di Arcola, uomo di grande cultura, tra i primi a diffondere le idee illuministiche nella penisola italica. Fu tra i promotori del rovesciamento dell’antica Repubblica di Genova, oligarchica e del passaggio, anche grazie all’aiuto e alla pressione francesi, alla Repubblica Ligure, della quale divenne vicepresidente. Si scontrò duramente col clero e in particolare col vescovo di Sarzana Maggioli, che arrivò a far incendiare la villa di Federici, ma guidò i giacobini repubblicani alla vittoria nello scontro con le forze reazionarie dei “Viva Maria”, organizzate dal clero, concluse con la condanna del vescovo Maggioli. Il Circolo Pertini ha richiesto al comune di Arcola di dedicare una strada alla memoria di Marco Antonio Federici.

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Una segnalazione da parte del nostro redattore Danilo Bruno

Tigullio trekking

Una famiglia per il Clima composta da Barbara, Gaia, Massimiliano ed Emanuele in Amantini sta lavorando per strutturare al meglio il progetto del Cammino nel Tigullio tra Monti, Mare e Borghi. 65 Km di tracciato ad anello con partenza e arrivo a Chiavari. Il sito di riferimento è Tigullio Trekking: https://tigulliotrekking.it

Nel sito sopra citato si propone un itinerario di particolare interesse che percorre in 5 tappe a piedi un percorso attraverso la dorsale preappenninica del Tigullio, per conoscere una Liguria nuova e diversa.

Le tappe sono tutte suggestive e di significativo sguardo naturalistico, da San Fruttuoso di Capodimonte agli 801 m. s.l.m. del Monte Manico del Lume. Da Portofino a San Michele di Pagana. Da Santa Margherita Ligure a Zoagli passando infine per Rapallo.

Qui – infatti - bisogna fare una considerazione a favore di una estensione del Parco del Tigullio, poiché le zone toccate dal percorso del Cammino permettono di conoscere la Liguria come era e come si vorrebbe presentare alle persone. Ovvero colline lavorate dall'uomo, che per secoli ha cercato di recuperare spazi coltivabili attraverso un lungo terrazzamento in pietra a secco. Boine, in un suo scritto sulla Crisi degli Ulivi, sottolineava come la popolazione ligure non avesse trasmesso grandiosi monumenti ai posteri, ma che il proprio lascito fosse costituito da chilometri e chilometri di muretti a secco, di cui fare continua manutenzione.

Questo territorio richiama un'altra considerazione, che emerge direttamente anche dalla semplice lettura del sito prima citato ovvero: "La Liguria interna consente una visione diversa del territorio tra "cielo e mare" e come lo hanno evocato e conosciuto Sbarbaro, Caproni, Montale, Barile, prima della distruzione operata sulle aree costiere ed in particolare proprio nella zona attraversata a Rapallo, evocando il nefasto termine di 'Rapalizzazione'". Come storico ho cercato di fornire una lettura sintetica delle zone attraversate in modo da richiamarne l'arte e la cultura come fondamento della coscienza civile della popolazione, ma anche per fornire una chiave diversa, in quanto si toccano luoghi di grande interesse da San Fruttuoso, a N.S. di Montallegro, a S.Andrea di Foggia e S.Michele di Pagana. Questi luoghi invitano ad un approccio "slow" al territorio, che per la vasta presenza di santuari e chiese è stato pure definito un "cammino religioso", in un senso però laico di invito alla meditazione e alla maggiore considerazione di se stessi e per le relazioni costruite nel mondo intero.

Non sono state ovviamente tralasciate le indicazioni attinenti altri monumenti: castello sul mare di Rapallo, Palazzo Rocca di Chiavari, sede del museo archeologico e soprattutto si è voluto ricordare lo stretto legame di Zoagli e di Portofino con le vicende della seconda guerra mondiale; in cui l’una (come Recco) fu completamente rasa al suolo, mentre l’altra subì un eccidio di partigiani da parte dei nazifascisti.

Il sito propone poi cosa occorre portarsi dietro e da alcuni consigli pratici su luoghi di accoglienza, sulla possibilità di guide per i primi percorsi e soprattutto invita a percorrere in primavera o autunno una Liguria insolita e affascinante a due passi dal mare, che può essere sempre raggiunto in un percorso, che parte e ritorna proprio a Chiavari e investe il Parco nazionale di Portofino.

DB

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Riceviamo dal Professor Palidda:

Su 480.424 aventi diritto al voto per il sindaco hanno votato solo 211.986 elettori (44,12%), Bucci ha avuto 55,5% dei votanti ma solo 22,5% degli aventi diritto.

Nel 1976 (quando fu eletto Cerefolini) i votanti furono 578.220 e lui ebbe 54% dei voti

nel 1981 sempre Cerefolini eletto sindaco i votanti furono 499.767 e lui ebbe 56% dei voti; nel 1985 i votanti furono 510.647; nel 1990 i votanti furono 470.732; nel 1993 i votanti furono 442.244; nel 1997 i votanti furono 377.184; nel 2002 i votanti furono 350.728; nel 2007 i votanti furono 309.028; nel 2012 i votanti furono 263.849; nel 2017 i votanti furono 203.472.

La diminuzione dei votanti non è dovuta solo alla diminuzione dei residenti: nel 1971 Genova ne contava 816.872; nel 1981, 762.895; nel 1991, 678.771; nel 2001, 610.307; nel 2011, 586.180; nel 2018, 580.097 (01/01/2018 - Istat); e infine nel 2022 circa 560 mila.

Come risulta da qualche inchiesta, gran parte degli elettori di sinistra non va più a votare perché delusa se non disgustata da circa 30 anni di collusione fra destre, ex-sinistra e opus dei (cioè la troika che governa Genova e la Liguria). Vince quindi chi s'è imposto sostenuto da questi poteri forti ...

Nei prossimi 5 anni vedremo come questa giunta comunale e quella regionale spenderanno i 2,7 miliardi per Genova. Le promesse vanno solo a grandi opere e nulla per i quartieri popolari, per la bonifica del territorio, la sanità e le scuole. Purtroppo la lista di Antonella Marras non è arrivata neanche al 2% ... è stata una iniziativa improvvisata e non costruita con pazienza attraverso assemblee e primarie di quartiere per designare candidati effettivamente rappresentativi. La deriva della pseudo democrazia attuale ha portato alla sua eterogenesi ... occorre ricostruire dal basso ex-novo.

Salvatore Palidda

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Al professor Palidda replica il nostro redattore Danilo Bruno

Prolegomeni su Genova

Non voto a Genova perché risiedo a Savona ma qualche cosa sulla disfatta del centrosinistra genovese e ligure in particolare nel capoluogo regionale vorrei scrivere. Premetto di aver abbandonato definitivamente domenica Europa Verde-Verdi per ragioni legate alla politica ligure che hanno ridotto la formazione ecologista a divenire una sorta di supporto alle espansioni forse fin narcisiste dei leaders di Linea Condivisa e Lista Sansa e alle scelte nazionali di alleanze senza filo logico con Sinistra Italiana.

Perché parlo di prolegomeni? Penso infatti che vi siano alcuni questioni dirimenti, che vadano affrontate per costruire una città alternativa a quella del cemento e degli ipermercati nonché della finta efficienza promossa dal duo Toti- Bucci. In primo luogo Genova è una città metropolitana, che deve completare finalmente il suo passaggio da città-Regione (tutto quello che succede a Genova si riverbera in Regione) a città, sede amministrativa di una area vasta e metropolitana.

In questa logica bisognerà parlare di ruolo nel Mediterraneo, di pace, antifascismo, portualità, infrastrutture... Genova può diventare per la sua tradizione di città mazziniana e antifascista nonché di luogo fiero della propria storia (non quella limitata ad Andrea Doria che piace al duo Bucci- Toti) la sede per la progettazione di una nuova Europa inclusiva e di pace, aperta, come è sempre stata, verso tutte le culture del Mediterraneo.

Questo dato dovrebbe aprire finalmente una discussione sulle infrastrutture, che investono l'area metropolitana e conseguentemente tutta la Liguria. Quando ero dirigente nazionale dei Verdi durante la pandemia e prima con la caduta del ponte Morandi, tra le altre cose, erano in agenda il completamento del raddoppio ferroviario e della Metropolitana, una soluzione legata al treno per l'accesso all'ospedale di San Martino attraverso il nodo di Terralba, una nuova discussione sulla Gronda, che portasse alla attenzione pubblica il nodo della cosiddetta Genovina, oltre alla necessità di aprire un dialogo fra città e Autorità Portuale.

Genova è stata capitale europea della cultura. Ebbene, deve continuare a sostenere le attività culturali, la ricerca scientifica nonché i propri musei, ponendo finalmente la coscienza culturale al centro dell'azione politica, sapendo che alla base di ogni discorso politico e sociale vi deve essere la consapevolezza dei propri doveri, che Mazzini aveva proposto e teorizzato. Se non si ha infatti consapevolezza delle proprie responsabilità non potrà nascere nessun progetto politico e sociale, fondato in primo luogo sulla cultura, che è la base su cui costruire una nuova stagione di consapevolezza e cittadinanza europea. In ultimo, dinanzi ai " giochi" statistici di Bucci-Andrea Doria bisogna riproporre un nuovo patto a sostegno della sanità, dei servizi sociali e della scuola pubblica, ridotta nel rapporto insegnanti-alunni, volto a favorire la funzione dell'autogestione e del decentramento anche allo scopo di dare nuova linfa ai Municipi, duramente colpiti dalla controriforma di Bucci e soprattutto per rendere tutte le persone in grado di poter definire liberamente il proprio destino.

Ricordiamo infatti che il piano di recupero del centro storico derivava dalla Giunta Cerefolini-Bessone sul modello di Bologna, mentre i 12 Ratti, che ho contato una sera tornando in stazione in vico dietro il coro di Santa Sabina erano lì nel dicembre 2019 (governo Bucci).

DB

FATTI DI LIGURIA

Chi comanda nel Tigullio?

Avviare una riflessione sulla crisi delle classi dirigenti in un ambito territoriale ristretto, come il Tigullio, forse può aiutare a decifrare alcune peculiarità. Anche in questo territorio si è verificata la cosiddetta “fine della repubblica”, termine giornalistico divenuto elemento datante di quel tempo caratterizzato dalla fine dei grandi partiti e delle classi dirigenti di allora. Finivano definitivamente i partiti che avevano scritto la Costituzione; oggi, del glorioso documento, non è più presente nessun soggetto di coloro che la siglarono e approvarono. In gran parte la individuano ancora come riferimento istituzionale, in diversi hanno tentato di modificarla, non tutti si riconoscono come antifascisti nell’operare politico del riferimento costituzionale.

Nel Tigullio si verificò un vero terremoto alla fine degli anni Ottanta. In tale periodo emerse la Lega e una nuova classe dirigente che si affermò sul territorio. Qui una prima constatazione: i dirigenti erano dei leader locali e non appartenevano a gruppi eletti negli organigrammi dei nuovi partiti, anzi evidenziavano che partiti non lo erano più. Questo significava una netta rottura col passato e una frattura tra democrazia dei partiti e la nuova esperienza dell’elezione diretta dei sindaci varata nel 1993. I nuovi soggetti che si presentavano cercavano il loro successo attraverso l’elezione diretta portata dalla nuova legge, ma non avevano segreterie politiche, direttivi, assemblee che sino a quel momento avevano regolato la vita delle organizzazioni politiche. Questa constatazione è valida anche per sindaci di grandi città: a Genova Bucci a chi rende conto politicamente del suo operare? Al solo elettorato? Questi due interrogativi possono essere proposti in ambiti come il Tigullio, dove da anni sono quasi esclusivamente le liste civiche le vere protagoniste della nuova esperienza della democrazia nelle comunità locali. Queste non hanno più riferimenti di partiti nazionali, ma si adattano al leader locale. D'altronde possiamo rammentare che il segretario attuale del Pd è entrato in parlamento nelle suppletive di Siena con una lista che portava il suo nome! Così la politica è sempre più rappresentata da “persone” e sempre meno da “partiti”, su questo possiamo avviare una riflessione e chiederci come l’elettorato può reagire e dare segnali: col calo drammatico della partecipazione al voto. Questo è successo nel Tigullio e nel comune che perseguiva il progetto di divenire la Quinta Provincia della Liguria. Con la fine della Prima Repubblica arrivò la Lega che propose uno dei sindaci sceriffo così amati in quel tempo, si fece un’apposita delibera per abolire il 25 aprile e un’altra per introdurre “servizi di ronde volontarie”. Questa nuova forma “democratica” inciampò in alcuni reati che videro condannare definitivamente il sindaco sceriffo; che nel frattempo fondava un proprio movimento “Chiavari Avanti Così”, dove era presente il motto: “Fatti e non Parole”. Qui giungeva alla vittoria l’ex assessore al bilancio delle giunte Agostino Marco Di Capua. La sua esperienza amministrativa terminava drammaticamente per l’improvviso decesso. Domenica si voterà per il ballottaggio e rimane in gara e al comando quel filo conduttore iniziato nel lontano 1993. Non ho nessuna ricetta per uscire da questa profonda crisi della democrazia italiana, ma raccontandola si possono individuare i limiti del cammino sino ad oggi compiuto. La politica non è più considerata l’unico strumento atto a risolvere i problemi delle persone, ma certamente rimane come obiettivo per chi desidera affermare il proprio ruolo personale. Questo il nodo da sciogliere per il futuro. Ma nel frattempo non è posto all’ordine del giorno da nessun soggetto politico.

GV

               Gli articoli de La Voce del Circolo Pertini possono essere letti su: https://www.vocecircolopertini.it

  Numero 30, 15 giugno 2022

PILLOLE

                                   I dati taroccati di Euroflora. Biglietti acquistati da società pubbliche?

Restano misteriosi i dati economici di Euroflora 2022: il numero dei visitatori, gli incassi e, per di più,

il ricavo o la perdita della manifestazione. Circola insistente la voce di ben 27.000 biglietti acquistati da AMIU e AMT, società partecipate dal comune di Genova, e che altri siano stati “svenduti” al fine di gonfiare il numero dei partecipanti. La reazione di Bucci è, al solito, iraconda. Si limita a dire “Balle”, però continua a non fornire la documentazione, tanto che le opposizioni annunciano ricorsi a vie legali. Il consigliere 5 Stelle Pirondini dopo aver fatto richiesta di accessi agli atti ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Sansa fa rilevare come tra gli sponsor figurino molti finanziatori del centro-destra: il gruppo Spinelli, la clinica Montallegro, e altri.

La compagnia del taglio del nastro

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Parco del Beigua. Vinta la battaglia ambientale

Il TAR ha accolto il ricorso dei Comuni, del Parco del Beigua e delle associazioni ambientaliste contro l'autorizzazione alla ricerca mineraria di titanio sul Monte Tarinè. È lo stop - si spera definitivo - in una vicenda lunga più di vent'anni, a difesa di un'area protetta di grande pregio ambientale. Negli scorsi anni Regione Liguria aveva autorizzato ricerche minerarie nelle zone prossime al Parco del Beigua, causando la reazione del territorio, con 25mila firme raggiunte in poche settimane, proteste e ricorsi. Ora, finalmente un punto fermo. E speriamo venga messo un punto fermo anche sull'altra proposta di ricerca che coinvolge i territori della Val Graveglia e sconfina nella contigua Val di Vara. Anche in questo caso le amministrazioni locali e i cittadini stanno promuovendo ricorsi al TAR.

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Vandalismi a Nervi

Riceviamo questa informazione dal sito del Circolo Nuova Ecologia di Genova: “tre mesi fa villa Gropallo e gli altri parchi pubblici di Nervi venivano chiusi al pubblico per consentire l'allestimento di un evento privato: la kermesse di Euroflora dell’aprile e maggio scorsi.

Ora l’amministrazione comunale ha annunciato con l’abituale enfasi che i parchi saranno restituiti alla fruizione pubblica ai primi di giugno. Ma la realtà effettiva sembra ben diversa: Peggio del post evento del 2018 quando ci vollero ben due anni affinché i prati erbosi tornassero a essere tali”. Vediamo quando effettivamente riaprirà e in che stato troveremo questo prezioso ed essenziale polmone verde della città. Un tema su cui l’intera popolazione genovese dovrebbe essere impegnata a esercitare un’attenta vigilanza. Visto che siamo già arrivati alla scadenza annunciata. Proprio per la comprovata inaffidabilità di chi ci amministra.

 

 

EDITORIALI

                                                                Ragionando sul voto amministrativo del 12 giugno

Come volevasi dimostrare. Bucci ha vinto in scioltezza le elezioni amministrative genovesi 2022: già al primo turno con il 54% dei voti, a fronte del 39% dell’avversario di Centro-Sinistra Ariel dello Strologo. Va detto che solo il Marco Bucci sindaco uscente nutriva dubbi sul successo del Marco Bucci candidato, causa l’evidente attacco di candidite da cui è stato colpito: un grave disturbo psichico che affligge i neofiti della politica, che vedono dietro ogni angolo oscure minacce che si frapporrebbero tra loro e l’esito agognato. Per questo il conclamato “uomo del fare” aveva attivato una sorprendente campagna acquisti grazie alle notevoli disponibilità finanziarie che questa destra è andata accumulando nel forziere della Fondazione Change, gestita con tutta la sua spregiudicatezza affaristica dal Governatore ligure Giovanni Toti,

d Old city bosses liguri

il “compare di nozze col potere” del sindaco di Genova. Difatti è balzata agli occhi la tempistica spudorata - tanto in chi ingaggiava quanto in chi si faceva ingaggiare – della presidenza di Ente Bacini del porto attribuita dalla Port Authority genovese, controllata dal duo Bucci-Toti, al capogruppo uscente del PD (la cosiddetta “frusta dell’opposizione” nel modello Westminster) Alessandro Terrile; un avvocato privo di qualsivoglia competenza in materia. A fronte del modico emolumento di 73mila euro. Cui si aggiungeva l’aver portato all’incasso i finanziamenti regionali al vertice di Legambiente per ottenerne l’espulsione del circolo “Nuova Ecologia”, troppo battagliero e contestativo nei confronti del sindaco, con la singolare motivazione – almeno per un’organizzazione che si proclama “libertaria”, non una caserma prussiana – di “indisciplina”.

A questo punto le congetture per un paradigma indiziario esplicativo di quanto accaduto possono dipanare la matassa tirando due fili. Il primo è discorsivo: l’efficacia della narrazione centrata sulla fata morgana del fare. Ossia quel “modello Genova” che pretenderebbe di risolvere qualsivoglia problema sgravando l’operatività da ogni controllo o inciampo amministrativo; e che – alla fin fine – si è limitato alla rapidizzazione del rifacimento di un ponte dopo il crollo del Morandi: bruttarello, sghimbescio e – a detta dei tecnici – di presunta durata inferiore perfino ai cinquant’anni canonici. L’altro bandolo parte dalla constatazione che la destra di un comunicatore affarista di matrice berlusconiana (Toti) e un fanatico religioso che sente le voci e scorge nel cielo scritte “vai e fai” (Bucci) vince anche nei quartieri popolari. Sicché la Liguria diventerebbe la vetrina nazionale di un fenomeno involutivo proprio di tutta la politica occidentale: la maggioranza degli elettori di destra la voterebbe non per convinzione ma per protesta. Contro ques